Cristiano Fini è stato confermato presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani. Imprenditore vitivinicolo di Castelfranco Emilia, nel Modenese, 54 anni, è stato rieletto oggi dalla IX Assemblea elettiva “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”, riunita a Roma all’Auditorium Antonianum. Dal territorio erano presenti i delegati al voto: il presidente regionale Cia Piemonte Gabriele Carenini, il responsabile Settore Riso e Irrigazione Manrico Brustia, la presidente Donne in Campo Emanuela Cerutti, la presidente ANP Gabriella Fallarini.
Fini è alla guida dell’organizzazione dal 2022, dopo essere stato presidente regionale di Cia Emilia-Romagna dal 2018 e, precedentemente, di Cia Modena.
«Ringrazio tutti per la fiducia e accolgo questa riconferma con grande orgoglio e profonda responsabilità», ha dichiarato Fini subito dopo la rielezione. «In un tempo segnato da guerre, crisi climatiche e tensioni economiche globali, l’agricoltura non è un settore marginale, ma un pilastro della sicurezza nazionale, della coesione sociale e del futuro del Paese». Il presidente ha quindi rilanciato la necessità di un cambio di paradigma: «Chiediamo che l’agricoltura sia considerata un vero asset strategico, perché la sovranità alimentare è la base della libertà di un popolo: un popolo che non può sfamarsi è un popolo ricattabile».
Oggi «le sfide sono enormi -ha aggiunto Fini- ma la nostra mission è trasformare la paura in energia per il cambiamento e difendere gli agricoltori come garanti di cibo, sentinelle della qualità, custodi dei territori e architetti del futuro del Paese». Con l’obiettivo di «costruire un’Italia in cui restare in campagna non sia una condanna, ma una scelta degna e orgogliosa per le nuove generazioni».
Nella sua relazione, il presidente di Cia ha affrontato più punti e questioni, delineando le principali direttrici di intervento dell’organizzazione.
L’AGRICOLTURA TRA CONFLITTI E CRISI GLOBALI – Lo scenario internazionale, ormai, è una vera e propria “tempesta permanente”. Dopo la guerra in Ucraina, il dramma della Striscia di Gaza e l’escalation sempre più pericolosa in Medio Oriente, il mondo si trova ostaggio di nuovi ricatti energetici sullo Stretto di Hormuz, con pesanti ripercussioni sugli equilibri economici globali. Un contesto che, come evidenziato dall’allarme FAO, rischia di spingere oltre 45 milioni di persone in una condizione di insicurezza alimentare acuta, colpendo duramente imprese, famiglie e sistemi produttivi. «L’agricoltura è il primo settore a subire le onde d’urto dei conflitti -ha ricordato Fini-. Gasolio agricolo alle stelle (+100%), fertilizzanti fuori controllo (urea +43% e solfato di ammonio +20%) e un’impennata dei costi lungo tutta la filiera». Per questo, a livello comunitario servono risposte rapide, forti e straordinarie, come durante il Covid. Sui fertilizzanti, occorrono sostegni diretti già dal 2026, sospensione dei dazi all’import, revisione del CBAM che rischia ulteriori costi, più controllo contro le speculazioni, sblocco del digestato oggi frenato da vincoli normativi. Mentre sul fronte energetico, c’è bisogno di strumenti eccezionali anche oltre i vincoli del Patto di stabilità, acquisti comuni per ridurre i prezzi e priorità all’agricoltura, escludendo la produzione alimentare da ogni ipotesi di razionamento. «La sicurezza alimentare europea va tutelata con politiche coraggiose e coordinate -ha evidenziato il presidente di Cia- riconoscendo il settore primario come infrastruttura essenziale della stabilità economica, sociale e democratica del continente».
REDDITO AGRICOLO E RIEQUILIBRIO DELLA FILIERA – Tra i propositi del nuovo mandato di Fini, emerge con forza il riequilibrio del valore lungo la filiera agroalimentare, oggi fortemente penalizzante per gli agricoltori. Una battaglia storica di Cia, con la messa in campo di una strategia in tre direzioni chiave. La prima è il miglioramento della forza collettiva dei produttori attraverso aggregazione (consorzi, Aop), integrazione verticale, progettualità condivise, inclusione giovanile e potenziamento degli strumenti interprofessionali, per definire accordi chiari e contratti tipo con regole oneste e giusta remunerazione. La seconda riguarda legalità e trasparenza, con la richiesta di sistemi di certificazioni di filiera, divieto effettivo delle vendite sotto costo, contrasto alle pratiche sleali e monitoraggio strutturale dei prezzi con l’istituzione di un Portale istituzionale. La terza direzione punta invece a un nuovo patto con i cittadini, fondato sui principi di salute e sostenibilità, promuovendo tutte le forme di filiera corta a partire da botteghe e mercati contadini e pensando anche a incentivi al consumo di prodotti Made in Italy. «L’intento è garantire un reddito equo alle imprese -ha spiegato il presidente- e portare l’agricoltore da semplice fornitore di materia prima a partner influente e paritario nella filiera».
CLIMA, ACQUA E INNOVAZIONE – Per Fini, la crisi climatica rappresenta un’inesorabile realtà che impone una risposta strutturale. Siccità, alluvioni, bombe d’acqua, emergenza idrica e perdita di suolo fertile minacciano direttamente la capacità produttiva italiana. Sul fronte dell’acqua, quindi, Cia rilancia la Carovana dell’Acqua, progetto confederale che mappa criticità e buone pratiche in ogni regione, e soprattutto il Piano “100 Buone Opere”, che supera la logica delle liste di interventi e individua invece un insieme puntuale di opere cantierabili, definite grazie alla ricognizione diretta nei territori. Bisogna, poi, accelerare sulla realizzazione di bacini di accumulo, l’efficienza delle reti (oggi si perde il 40%), l’irrigazione di precisione e il ruolo delle comunità energetiche rurali, che la Confederazione vuole contribuire a creare e accompagnare attraverso la Fondazione dedicata EnerCia. Sul suolo, ribadita la necessità di una legge contro il consumo indiscriminato, tutela della fertilità, recupero delle superfici abbandonate e difesa delle aree agricole. Centrale anche il rafforzamento degli strumenti assicurativi e mutualistici contro i rischi climatici e di mercato. Sul fronte dei servizi ecosistemici, Cia chiede un meccanismo unico di incentivi per il carbon farming, la biodiversità e la manutenzione idrogeologica «perché l’agricoltore che tutela l’ambiente, deve essere remunerato», ha sottolineato Fini. Strategica anche l’innovazione e la ricerca, a partire dall’atteso via libera al quadro normativo europeo sulle NGT, per assicurare produttività e adattamento climatico.
AREE INTERNE E DIRITTO A RESTARE – Il rilancio delle aree interne parte da un principio fondamentale, il diritto a restare, da tradurre in politiche concrete contro spopolamento e marginalizzazione. Per il presidente di Cia, serve un’inversione di rotta che riconosca le aree rurali non come periferia, ma come componente cruciale del Paese. In questo scenario, «l’azienda agricola è chiamata a evolversi in un vero e proprio hub di servizi territoriali, integrando produzione, turismo, welfare, energia, ambiente e servizi sociali” e quindi, ha sottolineato Fini, «crediamo debba nascere una figura nuova, il manager del territorio, un imprenditore agricolo capace di fornire più servizi, attivare reti, interagire con istituzioni e comunità, generare sviluppo locale». Ma questa trasformazione richiede un investimento deciso in formazione: «Dobbiamo creare una scuola permanente dell’agricoltore per formare il capitale umano. Servono corsi specialistici anche su AI e big data. E noi vogliamo formare i tutor digitali rurali all’interno del sistema Cia». Ma nessun sistema può reggere senza una rete di servizi essenziali. Il divario tra aree urbane e aree interne deve essere colmato e, per farlo, servono: connettività digitale, che non è un optional ma un servizio abilitante; sanità di prossimità, investendo in medicina territoriale e telemedicina; scuole e istruzione come presidi di comunità; politiche abitative con incentivi ai giovani per favorire nuovi residenti; fiscalità di vantaggio con una ZES dedicata.
EUROPA, PAC E ACCORDI COMMERCIALI – La Pac resta il pilastro storico dell’integrazione europea e «siamo determinati a difenderla -ha ribadito il presidente di Cia- come politica pienamente comune e autonoma, con un bilancio stabile, indicizzato e adeguato alle nuove sfide». Dopo le mobilitazioni a Bruxelles e Strasburgo «siamo riusciti a ottenere più risorse” e, proprio la scorsa settimana, alla luce della situazione geopolitica, «il Parlamento Ue ha chiesto un incremento del bilancio 2028-2034 del 10% con ricadute positive anche sui fondi Pac». Per Fini, questa è la direzione giusta, anche se la battaglia non è ancora finita: «Diciamo un deciso no a ogni tentativo di rinazionalizzazione o di inglobare la Pac in un indistinto Fondo Unico, perché significherebbe frammentare le risorse, aumentare i rischi di tagli e mettere in pericolo la sicurezza alimentare europea». Una Pac più forte, però, deve anche garantire semplificazione, reddito giusto e sostegno concreto alle aziende più vulnerabili. «La Pac non è una spesa, ma un investimento strategico che deve restituire dignità e prospettiva a chi vive di agricoltura», ha ribadito Fini. Sul fronte degli accordi commerciali internazionali, altro tema centrale, Cia chiede reciprocità piena e tutela rigorosa del mercato Ue. «Non possiamo accettare accordi che aprano le porte a prodotti realizzati con standard ambientali, sociali e sanitari inferiori ai nostri -ha continuato il presidente-. Questo non è libero commercio, ma concorrenza sleale». Tra Mercosur e dazi Usa, serve dunque una politica commerciale europea forte, unitaria e capace di proteggere davvero la filiera agroalimentare. «Gli accordi internazionali devono aprire mercati, non far chiudere aziende», ha concluso Fini.
