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La voce degli allevatori di fronte all’emergenza lupo

Si è svolta la conferenza stampa promossa dal Comitato Salvaguardia Allevatori VCO, dedicata a denunciare la crescente criticità legata alla presenza del lupo nelle aree alpine del Verbano Cusio Ossola. Tra i testimoni, due allevatori soci Cia Novara Vercelli VCO, che hanno portato esperienze dirette e profonde, capaci di raccontare con autenticità cosa significhi oggi allevare in montagna.

L’Azienda Madalu di Luca Marta la scorsa settimana ha subito una predazione in pieno giorno: un vitello predato e uno disperso a pochi metri da un rifugio molto frequentato dai turisti. Un episodio che ha scosso la comunità locale e che ha costretto l’azienda a una scelta dolorosa: ritirare i vitelli dall’alpeggio. Questa decisione comporta conseguenze pesanti: benessere animale compromesso (la stalla non può sostituire la qualità del pascolo in quota) e i costi aggiuntivi, in quanto mantenere gli animali in stalla significa affrontare spese per mangimi, foraggi e gestione che in alpeggio non sarebbero necessari. Una scelta obbligata, che però mette in difficoltà un modello di allevamento tradizionale e sostenibile, fondato sulla monticazione.

È stata anche descritta l’esperienza dell’agriturismo e allevamento di Massimo Corazza in frazione Trasquera, a ridosso del confine con il Canton Vallese. Un territorio duro, isolato, fragile, dove l’agricoltura e l’allevamento rappresentano l’ultimo presidio contro l’abbandono. Qui Massimo Corazza alleva capre delle razze Sempione e Vallesana, entrambe a rischio estinzione: in tutta l’Ossola ne rimangono appena un centinaio di capi. Trasquera è conosciuta come il “paese delle capre”, proprio perché la valle è storicamente vocata all’allevamento caprino. In condizioni normali, la gestione è quella tipica del semibrado: mungitura del mattino, pascolo libero nel comprensorio, mungitura serale. Con la presenza del lupo, tutto questo non è più possibile. La mandria – circa 70 capi – deve essere sorvegliata 24 ore su 24. Una pressione insostenibile che ha portato, lo scorso aprile, alla chiusura dell’agriturismo: non è più possibile garantire l’accoglienza mentre l’allevatore deve restare costantemente a guardia degli animali. Inoltre, reperire personale disposto a lavorare in queste condizioni è diventato quasi impossibile.

Cia, presente alla conferenza rappresentata dalla consulente tecnica Aurora Pensa, ha espresso pieno sostegno agli allevatori e ha rivolto un appello alle Istituzioni. Oltre agli indennizzi per chi subisce predazioni, è indispensabile costruire un modello di convivenza reale e sostenibile tra il lupo e le attività zootecniche, garantendo sicurezza per gli animali, continuità del pascolo, tutela delle aziende che presidiano territori montani sempre più vulnerabili.

La montagna vive grazie agli allevatori: proteggerli significa proteggere il territorio, la biodiversità, la cultura rurale e il futuro delle nostre valli.