Il caro energia continua a pesare in modo importante sul settore agricolo e florovivaistico. A lanciare un nuovo grido d’allarme è Giorgio Caretti, socio Cia titolare dell’omonima azienda florovivaistica di Verbania, anche membro di giunta Cia Novara Vercelli VCO, che denuncia un incremento senza precedenti del costo del gasolio agricolo, una voce di spesa diventata ormai insostenibile per molte imprese del comparto, anche per chi deve scaldare le serre.
Spiega Caretti: «Il problema più grande è stato l’aumento vorticoso del costo del gasolio, arrivato al 50% in più rispetto all’anno scorso. Un rincaro che si traduce in maggiori costi di produzione, diventati allucinanti, ma cosa dobbiamo fare? I prezzi delle piante non possono aumentare e dobbiamo già fare i conti con i costi dei trasporti che incidono pesantemente sul settore».
I numeri descrivono con chiarezza le difficoltà vissute dalle aziende agricole. «L’anno scorso pagavo il gasolio 96 centesimi al litro, oggi siamo arrivati a 1,46 euro. Diventa un costo troppo importante da sostenere». Un incremento che mette in crisi la programmazione aziendale e riduce ulteriormente i margini già compressi dall’aumento generalizzato dei costi produttivi.
Per il settore agricolo il gasolio non rappresenta una semplice spesa energetica, ma uno strumento di lavoro indispensabile. Nel caso delle aziende florovivaistiche serve soprattutto a garantire il riscaldamento delle serre durante i mesi più freddi dell’anno.
«Con il gasolio dobbiamo scaldare le serre, mentre gli altri agricoltori lo utilizzano per coltivare. È uno strumento fondamentale per tutta l’agricoltura», evidenzia Caretti.
A preoccupare gli operatori è anche la difficoltà nel comprendere le ragioni di rincari così marcati. «Non capiamo come mai, a fronte di una situazione del prezzo del petrolio simile a quella di altri anni, il gasolio abbia raggiunto livelli così elevati. Ci chiediamo quanto incidano le accise su questi aumenti». Negli ultimi giorni sono stati annunciati alcuni interventi di sostegno al settore, giudicati positivamente dagli agricoltori, ma ritenuti insufficienti per affrontare una situazione che rischia di protrarsi nel tempo. «Il piccolo aiuto annunciato va bene, ma deve essere pensato in modo strutturale. Serve un supporto serio e continuativo per le aziende agricole, perché dobbiamo capire come affrontare questo momento».
La situazione appare particolarmente critica per le realtà di dimensioni medio-piccole, che spesso non hanno avuto la possibilità di investire in impianti alternativi al gasolio. Continua l’imprenditore: «Sono uno dei fortunati perché sono riuscito a coibentare bene la struttura e non ho una superficie troppo estesa da riscaldare. Ma chi non si è adattato con il cippato e utilizza solo il gasolio oggi deve sostenere costi esorbitanti. I grandi produttori hanno potuto beneficiare di agevolazioni per installare caldaie a cippato, ma i piccoli stanno andando in sofferenza. Ormai costerebbe di più cambiare il sistema di produzione del calore che continuare a utilizzare il gasolio, ma allo stesso tempo non riusciamo più a recuperare questi oneri produttivi».
L’appello che arriva dal comparto florovivaistico è individuare misure capaci di garantire stabilità e sostenibilità economica alle imprese agricole. Per molte aziende, infatti, il rischio non è più soltanto una riduzione della redditività, ma la concreta difficoltà di mantenere in equilibrio i conti e continuare a produrre in un contesto di costi energetici sempre più onerosi.

