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Una vendemmia promettente, un mercato in crisi: l’allarme dell’Alto Piemonte

La vendemmia 2026 nell’Alto Piemonte appare positiva, con prospettive migliori rispetto allo scorso anno, a patto che meteo e disponibilità idrica restino favorevoli. Tuttavia, la situazione economica del settore è tutt’altro che rosea.

Il viticoltore Enrico Maggiore, che coltiva 10 ettari tra Nebbiolo, Erbaluce e Vespolina, evidenzia diverse criticità strutturali Frammentazione territoriale: troppe denominazioni in un’area piccola, con il Sesia che divide la zona, generano complessità e incidono sui prezzi. Prezzi delle uve fermi: le quotazioni non crescono da anni, mentre i costi di produzione aumentano – trattamenti obbligatori, gasolio agricolo, manutenzione dei mezzi. Margini ridotti: la vendemmia è onerosa e gli incassi arrivano solo a dicembre o oltre. Assenza delle Cantine sociali: venuto meno un attore fondamentale per chi non vinifica in azienda, le vendite sono ferme. Calo dei consumi: cocktail e mixology dominano, la sicurezza stradale scoraggia il consumo, i ristoratori aumentano i prezzi delle bottiglie e la cena fuori casa è diventata un lusso.

Maggiore racconta una situazione paradossale: anche in un’annata buona, basta un guasto al trattore per azzerare il guadagno. Il settore mostra un forte squilibrio e, senza nuovi mercati o interventi strutturali, “si rischia di rimanere in pochi”.

Approfondimento sul numero di luglio di Nuova Agricoltura, di prossima distribuzione.