Dopo un momento di rialzo, è di nuovo allarme per il settore latte. Cia Novara Vercelli VCO osserva con preoccupazione le dinamiche di mercato interne e internazionali per i prossimi mesi, che potrebbero riflettersi sul prezzi riconosciuti ai produttori.
Ragioni di carattere sanitario (come la Bluetongue, afta epizootica e dermatite nodulare che penalizzano le rese e rallentano gli scambi) ma soprattutto inflazione e dazi americani che cambiano gli equilibri di mercato.
Come riportato dall’ufficio analisi di Clal (punto di riferimento informativo per il mercato del latte e dei suoi derivati – www.clal.it), nei primi sette mesi del 2025 la produzione di latte nei principali Paesi esportatori è aumentata di circa l’1%, con un’accelerazione del +2,6% nel solo mese di luglio. L’offerta, quindi, è in espansione, mentre la domanda non tiene il passo: i consumi globali mostrano un calo di circa 600mila tonnellate in equivalente latte. I mercati sono in contrazione, specie in UE. Il Burro tedesco, pur mantenendosi a prezzi superiori rispetto alla media storica, ha perso quasi il 20% del valore in poche settimane, e anche il formaggio, tipo Edamer, punto di forza del settore nel Vecchio Continente, sta registrando importanti ribassi.
Il rallentamento dei prezzi delle commodities si tradurrà in una contrazione anche del latte pagato alla stalla.
Già alcune Imprese Europee hanno dichiarato diminuzioni più o meno marcate. Ne conseguirà, molto probabilmente, una minore redditività per gli allevatori, con potenziali adeguamenti delle mandrie a livello globale: in Europa alcuni produttori potrebbero uscire dal settore, anche per l’inasprimento delle normative, mentre negli Stati Uniti i prezzi elevati delle vacche da riforma potrebbero favorire riduzioni delle mandrie dall’attuale massimo pluriennale.
Silvano Borella, responsabile del settore Latte di Cia per la Lombardia e presidente della cooperativa Onda Bianca, spiega: “Ci si avvicina ad un periodo di diminuzione del prezzo, dovuto principalmente all’incremento di produzione in Germania, + 6% negli ultimi mesi, latte che arriva in Italia ad un prezzo inferiore. C’è la tendenza al ribasso di un centesimo al litro presumibilmente fino al prossimo dicembre. Prevediamo si arrivi fino a 54/55 centesimi, prezzo che si attesterà indicativamente fino al mese di marzo. Dalla metà del mese di novembre si inizierà a produrre in funzione del periodo natalizio, che assorbe sempre molto bene l’offerta, ma se a gennaio le produzioni saranno eccessive potrebbe essere un problema. Addirittura il Grana Padano scenderà nei listini: ha beneficiato di un incremento di prezzo perché i commercianti americani, immaginando la vittoria del presidente Trump e conoscendone le politiche commerciali, hanno riempito con anticipo i magazzini americani ma, in questo momento, gli acquisti sono ridotti. Infatti il Consorzio ha dato indicazioni di ridurre le produzioni per mantenere il prezzo senza creare surplus di quantitativo. Più che il latte, a preoccupare maggiormente è la soia, dopo l’accordo trovato tra Cina e Usa, salita a 50 euro/tonnellata e con importatori che non fanno più contratti per l’incertezza sul futuro. Chi non ha siglato i contratti in anticipo, rischia di pagare la soia per il 2026 a un prezzo decisamente maggiore rispetto al 2025”.
